venerdì 12 marzo 2010
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Blog dal Mondo

Io So

Creato da: Stefano Thiella il 16 feb 09 fonte:

Non hai scuse, caro lettore. Se vuoi informarti c’è la rete. Mettiti in trincea. Io sento oggi il dovere di farlo.

Ancora sulla mala informazione. Sulla scomparsa dei fatti affinché non turbino le opinioni.

di Marco Bani

 

 

NELL’«IO SO» PASOLINIANO PRONUNCIATO CONTRO I POTERI OCCULTI DELLO STATO DOPO PIAZZA FONTANA, IL SENSO DEL TITOLO DELLA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA A ROMA DALL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE VITTIME DI MAFIA, COMPLETAMENTE, E VERGOGNOSAMENTE, IGNORATA DAI MEDIA NAZIONALI.

IO SO. Le nebbie si diradano e intravedo una lampante verità. Tuttavia al mio ritorno da Piazza Farnese la sera del 28 gennaio non riuscivo ad approcciare questo testo, e non per mancanza di spunti e temi, ma per la loro ridondanza e la eccezionale pregnanza e gravità. I telegiornali, redatti da giornalisti indegni di questo nome, tutti allineati, venduti o ruffiani, non solo non hanno informato, ma hanno distolto l’attenzione dai fatti parlando solo delle presunte offese portate da Di Pietro al Presidente della Repubblica.

Infine mi è balenato in mente l’incipit, la rappresentazione simbolica del tutto.

La Spalla di “Repubblica” del 28 gennaio presenta la figlia di Totò Riina cui sono completamente dedicate le pagine 16 e 17, trattata con premurose attenzioni anche quando parla testualmente dei valori di educazione, moralità e rispetto trasmessigli dal padre, nel frattempo in carcere condannato per 150 omicidi. Invano cerco nelle altre pagine una qualche informazione sulla manifestazione del giorno organizzata dall’Associazione familiari delle vittime di mafia che ha trovato l’adesione di decine di associazioni in tutta Italia, di Grillo dei suoi meet-up, di un grande partito come Italia dei Valori, e la presenza annunciata dei pochi giornalisti liberi come Marco Travaglio e Carlo Vulpio.

Caro lettore, comprendi cosa significa?

Non una riga su una manifestazione che ricorda le decine di servitori dello stato caduti sotto i colpi del potere mafioso, che vuole onorare la memoria di Falcone e Borsellino e le rispettive eroiche scorte con la voce di Sonia Alfano, figlia di un giornalista caduto, e di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, e con le testimonianze di numerosi altri familiari di vittime innocenti.

Al posto di una informazione sui veri eroi di questa nazione, trovo quello che interpreto come un avvertimento mafioso veicolato su Repubblica da Attilio Bolzoni col pezzo sulla figlia di Riina. E d’altra parte per bocca del premier stesso abbiamo sentito definire eroe Mangano, un criminale morto in carcere perché riconosciuto assassino e referente della mafia per il nord nel campo dello spaccio di droga. Vittorio Mangano era fattore ad Arcore ai tempi della misteriosa ascesa economica di Berlusconi.

Potrei chiudere qui il pezzo tanto è illuminante ed esplicativo su chi ha il potere in Italia, ieri contrastato e oggi chiaramente, sfacciatamente, in mano alla mafia impersonata da chi siede in parlamento. Riina e Provenzano non sono altro che i Boss anziani e obsoleti messi da parte e sostituiti dagli emergenti, consegnati alle forze dell’ordine per testimoniare all’opinione pubblica  una lotta a Cosa Nostra nei fatti invece oggi inesistente. Di questo testimonia la madre dell’urologo Attilio Manca che operò Provenzano alla prostata e indicò ai carabinieri il covo del Boss. Ma anziché constatarne l’arresto dovette piangere l’assassinio del figlio. Tuttavia gli assassinii sono diminuiti poiché se ieri le collusioni erano parziali, tanto da costringere ad usare lupara e tritolo, oggi la mafia è lassù e gli basta dare ordini, inventare leggi ad hoc e licenziare magistrati troppo zelanti.

Ma voglio continuare e farmi del male.

Allora racconto delle veementi parole di Salvatore Borsellino e quelle più pacate ma ugualmente efficaci di Sonia Alfano perché nessuno lo farà, e se non cercate in Internet non lo sapreste mai.

Salvatore Borsellino con commovente enfasi ha tratteggiato una II Repubblica fondata sul sangue. Mostra l’agendina del fratello con l’appuntamento con l’allora ministro dell’interno Nicola Mancino, oggi vice presidente del CSM, e dice che Paolo uscì sconvolto dall’incontro perché gli fu proposto di accordarsi con la mafia in vista di nuovi equilibri che si sarebbero instaurati.Paolo era fatto di una sana pasta d’uomo e non si piegò. Fu spezzato due giorni dopo in via d’Amelio assieme alla sua scorta. “E mi fecero pagare anche il trasporto della cassa contenente i brandelli di mia figlia”, dice poi piangendo la madre di Emanuela Loi, una volontaria della scorta.

E mentre Salvatore parla, sul maxi schermo compare l’intervista che Paolo rilasciò a due giornalisti francesi due giorni prima che Falcone saltasse in aria a Capaci. Non essendo “zerbini” italiani i due hanno fatto domande, cioè il loro mestiere, e allora Borsellino puntualmente ha risposto e riferito che i colleghi di Palermo stavano indagando su Dell’Utri, e Mangano che vivevano ad Arcore ed erano uomini del cassiere della mafia Pippo Calò, e su Berlusconi stesso, per traffico di droga al Nord.

Due giorni dopo centinaia di chili di tritolo triturano a Capaci Giovanni Falcone e la sua scorta. Un mese dopo la carica esplosa contro Paolo Borsellino e la sua scorta fu azionata da un telecomando che non può che essere stato azionato che dall’alto della collina dove c’è il Castello di Utveggio. Questo dice Gioacchino Genchi giunto due ore dopo lo scoppio in Via d’Amelio. Si proprio lui, il massimo esperto italiano di elettronica e tabulati telefonici che ha permesso la cattura di tanti delinquenti, oggi ucciso moralmente da infamie. Dopo un rapido controllo fatto da Genchi stesso nel castello risulta esservi una sede del SISDE (Servizio Informazioni Sicurezza Democratica – i nostri Servizi Segreti).

Questo urla in piazza Salvatore ricordando anche l’agenda rossa di Paolo contenente tante spiegazioni e fotografata per l’ultima volta in mano a un funzionario che l’ha estratta dall’auto in fiamme e sparita misteriosamente.

E piango alle immagini di quella strage, ma non solo al pensiero della già citata ragazza della scorta spiaccicata in minuscoli brandelli sui muri di Via d’Amelio e riconoscibile da alcuni capelli biondi rimasti attaccati, ma al pensiero di una nazione oggi in mano a chi per quella strage era indagato prima col suo nome vero, poi in codice come alfa. Si, lui Berlusconi, non ho paura a riferirlo perché tutto è scritto nel pubblico Decreto di Archiviazione che ho attentamente letto, documento firmato dal GIP di Caltanissetta GB Tona nonostante diversi pentiti abbiano testimoniato di rapporti diretti di Totò Riina con Berlusconi e Dell’Utri proprio all’epoca delle stragi motivandole con la necessità di liberarsi degli ostacoli per aprire la strada ad un nuovo partito da appoggiare ed esserne protetti. E non ha avuto paura Salvatore a urlare tutto questo in piazza. E non mi importa di sapere se Berlusconi sia o meno il mandante diretto. La strada è stata spianata per lui col tramonto di DC e PSI e la sostituzione in Sicilia con Forza Italia, partito fondato da Marcello Dell’Utri, condannato a 2 anni e 6 mesi per false fatturazioni e a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.  Mi giro e vedo altri occhi lucidi e altri sbarrati di rabbia. Siamo molte migliaia e non meno di mille come riferiscono le cronache di regime. Sempre troppo pochi, perdenti. Ma ci risveglia ancora Salvatore dicendo che non è il momento di piangere ma di reagire. Non permettere oggi soprusi come quelli perpetrati ai danni dei più onesti tra i magistrati, come De Magistris, Forleo e Apicella, con le decine collaboratori, che sono stati trasferiti o licenziati, pur contro i dettami costituzionali, da uno pseudo ministro al servizio del capo. Anche loro hanno avuto il torto di indagare su qualcuno che risiede nei palazzi, e, se non col tritolo, li hanno uccisi moralmente, mortalmente umiliati.Resistenza, resistenza, resistenza è l’urlo finale, e, nella suggestione della piazza che risponde, tutti sembriamo credere ad una riscossa.Non meno efficace è Sonia Alfano che si presenta con in mano una rosa bianca screziata di rosso. E’ il simbolo della Associazione che rappresenta. Questa piccola, grande ragazza fa luce su tante storie di mafia, ma qui voglio sottolineare la sua difesa alla onesta procura di Salerno calunniata e decapitata per aver fatto quello che la legge gli imponeva, cioè di controllare la procura di Catanzaro. E, sempre nell’attualità, le precisazioni sul leale servitore dello stato Gioacchino Genchi, che proprio perché efficiente e onesto, è pericoloso per il potere e quindi viene colpito, distrutto con la mala informazione che lo dipinge falsamente come un intercettatore illegale. Con una fava due piccioni, mi vien pensato: distruggere il testimone Genchi e far passare la legge che, di fatto, vieta le intercettazioni.E mi pare doveroso riferire come Renato Schifani, la seconda carica dello stato, sia stata descritta da Sonia per quello che è nei fatti. Era il consulente del comune di Villabate, poi commissariato per mafia. Era socio di due mafiosi passati in giudizio e attualmente in carcere. Quale migliore curriculum per divenire presidente del Senato? E racconta poi del suo omonimo, Angelo Alfano, che dovrebbe garantire la Giustizia, visto partecipare alla festa nuziale di un boss con tanto di bacio a sigillo di una non casuale presenza.

Caro lettore, converrai che c’era tanto materiale di cronaca da riferire. Invece i telegiornali hanno raccontato solo delle presunte offese che Di Pietro avrebbe recato al Presidente della Repubblica, avendo con molta discrezione osservato che forse non si comporta da arbitro imparziale. A Napolitano Sonia Alfano riserva parole ben più dure di quelle di Di Pietro, ma non è materia per i giornalisti cui interessa invece mettere in cattiva luce l’ex magistrato che fa paura dopo quel 15% di voti presi in Abruzzo e soprattutto con quella sua “strana” determinazione a volere giustizia.

Ma è davvero offensivo metter in dubbio che, contro l’art. 3 della nostra costituzione, Napolitano abbia fatto bene a firmare una legge che rende impunibili lui stesso, Berlusconi, Fini e Schifani?

Siamo al delirio, e questo è appunto il titolo degli interventi di Beppe Grillo. Ma non mi dilungherò  molto sulle tante illuminanti sparate di Grillo: le trovate sul suo blog, se volete, salvo riferire che ha definito Veltroni (Veltrusconi) “scemo”. Questo stranamente non è stato riportato dai media, forse perché tutti hanno capito che proprio non ci sta con la testa, che è sempre meglio che pensare che sia in combutta con Berlusconi. Io in realtà sposo quest’ultima ipotesi. Se non si attacca Berlusconi sull’informazione togliendogli le tv illegali,  togliendogli il privilegio di avere concessioni praticamente gratuite sulle frequenze, se non denunciando le leggi ottenute a suon di tangenti, e se non lo si contrasta nella giustizia abrogando le leggi fatte apposta per proteggerlo dai suoi reati, o si è scemi o complici.

Aggiungo il colpo di teatro con cui Grillo ha indicato il lussuoso attico del palazzo sopra la piazza che lassù uno dei mandanti delle italiche porcate stava ridacchiando di questa massa informe di perdenti, sfigati e illusi. “Lassù c’è Cesare Previti agli arresti domiciliari” mi suggerisce all’orecchio un vicino interrogato dal mio sguardo.

Nella conclusione di Grillo traspare poi l’amara constatazione che solo, e se, le scellerate scelte economiche del governo, aggravate dalla crisi globale, porteranno i cittadini alla fame allora potrà avvenire qualche cambiamento.

Non vi parlerò della fredda e circostanziata analisi fatta da Marco Travaglio sulle ultime vicende giudiziarie, potete trovarla su vari blog e forse anche ad “Anno zero”, sempre che non lo chiudano. Ricordo però la sua circostanziata constatazione che neanche nel ventennio fascista la magistratura era stata tanto prevaricata come in un presente in cui un parlamento, nominato e non eletto, vota sulle decisioni dei giudici. E per rispettare spazi e tempi di una informazione che deve anche essere agile e snella non vi parlo dei pur notevoli interventi di Pancho Pardi, Carlo Vulpio e altri. E non vi do neanche gli indirizzi dei siti di controinformazione in Internet. Basta comporre i nomi di chi si vuol leggere o ascoltare in Google o Youtube per trovare montagne di informazioni da ogni provenienza, pro o contro, e ci si può fare una idea. Una lettura che vivamente consiglio è il Decreto di archiviazione del procedimento contro Berlusconi/Dell’Utri che può essere scaricato all’indirizzo http://www.societacivile.it/memoria/articoli_memoria/archiviazione.pdf . Non hai scuse, caro lettore. Se vuoi informarti c’è la rete. Mettiti in trincea. Io sento oggi il dovere di farlo. Resistiamo, resistiamo resistiamo.

 

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