la crisi non è finita
Creato da: Lorenzo Fiorucci il 07 mag 09 fonte: il giornale dell'umbria, www.umbria.coldiretti.it
Leggendo il rapporto della commissione europea presentato qualche giorno fa da Joaquin Almunia , emerge che i dati reali sono molto peggiori del previsto. Infatti se a gennaio il pil Italiano era considerato in perdita del 1. 9% nella realtà è di 4.4%, con un incremento dei disoccupati che balza al 8.8%. C’è già chi parla di “crisi sociale”, che in altri termini sta a significare che qualcuno (disoccupati, studenti che prendono coscienza che non hanno un futuro, precari e cinquantenni senza prospettive) si potrebbe incazzare veramente, e non riconoscere più la legittimità dello Stato.

Seppure tutto ciò può sembrare un dramma, e lo è per il sistema economico vigente, la crisi può essere anche considerata come una grande opportunità di cambiamento. Infatti la crisi economica è la crisi del capitalismo mondiale. Cioè di quel sistema economico che da circa 300 anni ha ridotto in libertà vigilata i cittadini e il popolo. Illudendo gli strati più poveri della società con promesse di benessere apparente e sfruttando la forza lavoro concedendo il minimo di compenso e negando al cittadino comune di vivere la vita. Rinchiudendo per 8 ore l’uomo comune in fabbriche, canteri, uffici etc. il tutto per inseguire una logica di Profitto che è sinonimo di sfruttamento. In Italia abbiamo assecondato questo processo in modo più evidente, dall’immediato dopoguerra. Tutti i politici infatti, di destra e di sinistra, si sono prostituiti, chi più chi meno, al capitalismo, adottato come modello politico economico da instaurare nella nascente democrazia. C’è da dire però che un fattore ci ha contraddistinto rispetto all’occidente, e cioè il fatto che eravamo più sensibili alle condizioni di vita dei lavoratori e dei più poveri questo ci ha portato a vivere in un paese, che per un certo periodo, ha tutelato, seppure con sistemi corrotti e clientelari, la salute, il lavoro e il benessere dei cittadini più poveri. Tutto questo oggi non c’è più e non ci sarà più domani, infatti siamo in mano ad un manipoli di truffatori, e mi riferisco ad economisti e politici di ogni schieramento, che con il controllo dei mezzi di comunicazione di massa (televisione, giornali, libri, radio, film, arte etc.) ha anestetizzato il popolo, il quale, sprovvisto di informazioni utili per capire e leggere la realtà, si è trovato prigioniero di una logica di potere che lo vede escluso da ogni decisione politica. Il popolo non è più il primo problema di chi ci governa, in quanto il popolo dorme, si è placato non obbietta più sulle decisioni prese da chi lo governa. Questo ha portato ad una graduale perdita di diritti fondamentali, ma soprattutto alla perdita di coscienza, cioè noi cittadini, non ci rendiamo più conto di che cosa stiamo perdendo. È come se fossimo guidati da un pastore che conduce il gregge di pecore verso un burrone e nessuno si accorge di nulla se non dopo che siamo caduti. L’unica prospettiva che ci resta è cambiare il nostro atteggiamento, informarci ed informare. Questo è il nuovo compito del cittadino moderno, ridare valore alle scelte politiche e al modo di vivere di tutti noi, dobbiamo smettere di considerare il guadagno e il profitto come scopo principale della nostra vita. Lo scopo principale della nostra vita è un altro, è godere della bellezza del mondo e della vita. I soldi non ce li portiamo nella bara, i ricordi felici e autentici si. Pertanto iniziamo seriamente a confrontarci per ostacolare questa peste bubbonica che sta mietendo vittime inconsapevoli in tutto il mondo. Iniziamo a cambiare da noi, dalla nostra città, dalla nostra famiglia ad essere cittadini impegnati, consapevoli, solo da noi deve essere gestito il nostro futuro. Giorgio Gaber 15 anni fa chiudeva il suo spettacolo dicendo: “un uomo solo che grida il suo no, è un pazzo. Ma un milione di persone che gridano il loro no, hanno la possibilità di cambiare veramente le cose.” Bene, io non credo a facili illusioni, ma credo fortemente che la società di oggi deve mettere da parte il proprio individualismo e ritornare a dialogare, cercando argomenti utili al dibattito politico scegliere i propri rappresentati, per i contenuti, per una certa etica sociale e politica e non perché dati da un partito. Partiamo dalla nostra vallata, la più industrializzata dell’Umbria eppure la più arretrata come classe dirigente. Tagliata fuori dalla Regione, sfruttata e inquinata dal Tabacco che assieme ai milioni di euro, ha portato anche i TUMORI. Qualche giorno fa il sindacato degli agricoltori Codiretti, che si era opposto, durante la visita della Lorenzetti a Città di Castello, allo sviluppo del tabacco in Umbria, fornendo indicazioni utili per una riconversione, ha fatto marcia indietro. Dal sito si legge: “ il presidente regionale Albano Agabiti - ha inoltrato al Ministero delle Politiche Agricole la proposta per un Piano di Ristrutturazione straordinario, attraverso il quale costruire un percorso di consolidamento e sviluppo dell’attività tabacchicola nazionale” i soldi fanno più gola della salute pubblica, ma quello che è ancor più scandaloso è il fatto che il l’indifferenza dei cittadini su in problema che riguarda tutti noi. PER QUESTO A TUTTI I FREQUENTATORI DEL BLOG CHIEDO DI SCRIVERE ARTICOLI; AVANZARE PROPOSTE E COMMENTARE.
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