Maggio dà il via come di consueto a stagioni matrimoniali che fanno a botte con veri e propri investimenti economici. La domanda sorge spontanea: in questo momento epocale in cui, vuoi per poca costanza, vuoi per perdita di punti di riferimento, vuoi per facilità di corna, i matrimoni durano il tempo che trovano, è sano e conveniente investire veri e propri capitali per sposarsi nello sfarzo più apparente? Vera e propria malattia di voler fare come e più degli altri, e allora inizia la silenziosa guerra tra vicini, e si gioca coi numeri a più e più zeri, centinaia di invitati, banchetti da sogno, metri e metri di velo, fuochi d'artificio, macchine d'epoca, apparenza, apparenza e ancora apparenza, per non uscire perdenti dal confronto prettamente provinciale e paesano, e poi chi se ne frega se sotto sotto il sentimento è minato da poco desiderio e magari, a ben guardare, c'è anche l'amante travestito da invitato che brinda a quest'unione instabile e morente ancor prima di nascere. La soluzione è: che ci si sposi, non è dato giudicare, ma, laddove possibile, preferiamo matrimoni low cost, bomboniere e partecipazioni equosolidali, banchetti alternativi e facili da digerire, abiti riutilizzabili, per investimenti ponderati e sopportabili, in questa nostra economia sempre più precaria. Facciamo che il gesto d'amore, che è la scelta di unirsi in matrimonio, non sia solo e soprattutto apparenza, ma che, a prescindere dalla sua durata (precaria, come i contratti di lavoro under trenta), sia il germe per fare del bene agli altri, spendendo del proprio, in misura contenuta e dando anche e soprattutto a chi può fare dei nostri risparmi qualcosa di buono per questo mondo allo sbando.