Città di Castello è vuota è deserta, commissioni, comitati, consulte etc. intenti nell’interrogarsi come si può riportare la gente al centro, commercianti in crisi d’identità, bar costretti a chiudere il sabato sera alle 10:00, un’immagine desolante del centro storico tifernate si manifesta ogni sera al calar del sole. Ma la risposta a tutto questo è solo una: PIANO REGOLATORE.
È la politica che ha voluto (forse inconsapevolmente ma certo con responsabilità) che il centro tifernate divenisse quello che è oggi, un deserto. In che modo? Allargando a macchia d’olio le periferie, Città di Castello negli ultimi anni ha più che raddoppiato la superficie della città costruendo ovunque e senza criteri urbanistici, ma soprattutto senza che ci fosse una reale necessità, la popolazione è rimasta pressoché invariata. Ha inglobato le periferie e distrutto le campagne e non sembra fermarsi. Si sa costruire è un business, ma una riflessione è d’obbligo anche dopo quello che è successo in Abruzzo. Forse per il nostro piano regolatore dovremmo essere noi a decidere, forse dovremmo smettere di costruire e di invadere la superficie coltivabile. (avete visto quanti morti per cancro allo stomaco e vie respiratorie ci sono a Città di Castello guardate il Corriere dell’Umbria di ieri o la Nazione, inquietante…. a nessuno viene in mente di mettere in relazione quei dati con la coltivazione di tabacco che inquina area, acqua e terra, il prossimo post lo dedico a questo) . Forse dovremmo avere più rispetto per la natura, e iniziare a concentrare in nostri investimenti su una risistemazione idrogeologica della vallata, delimitare l’espansione della città, ed iniziare a ricostruire internamente la periferia secondo un idea che sia a misura d’uomo e non una colata di cemento come è stata in questi anni.