sabato 31 luglio 2010

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Nuova Discussione 28/11/2008 23.41
L'utente è offline Stefano Thiella
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Una beffa così grande... 

In un periodo dove il costo al barile del petrolio aumenta a dismisura ogni giorno, un gruppo di ricercatori italianissimi investì, grazie anche al finanziamento europeo tutto sul carburante alternativo vegetale, meglio noto come Biodisel. I Pionieri di tale processo vedono sviluppare la loro idea proprio in Umbria ad Umbertide.


Sin dal 25 settembre 1993 la Estereco (esteri Ecologici) avvia la produzione di quello che nelle menti del fondatore Ing Mario Brighigna,  e del socio tifernate Enrico Vincenti era la risposta allo sporco e caro petrolio.

I vantaggi del Biodiesel,  ricavato dalla produzione agricola di semi di colza,  trasformati in olio dal quale poi viene allontanata la glicerina tramite processo di transesterificazione,  sono evidenti. Non solo economicamente sostenibile,  ma in termini di salute ambientale e di valida alternativa alla attuale produzione agricola umbra (che vede il tabacco in testa fino al 2013 poi si chiuderanno  i rubinetti dei finanziamenti europei e saranno dolori) non da ultimo rendere l’Umbria e l’Italia meno dipendente dai paesi esteri facendo risparmiare più soldi nelle già provate  tasche dei cittadini italiani. Tutto questo non bastò a convincere i burocrati italiani al governo (di destra e di sinistra,  in quel periodo si passa da Berlusconi,  a Prodi, D’Alema,  Dini ecc) nemmeno il sostegno di Dario Fo e il Figlio Jacopo smossero le coscienze,  su tutti ebbero la meglio i petrolieri Agip ed ENI e la costruttrice di bandiera Fiat l’unica a non concedere che i propri mezzi Diesel fossero mandati con carburanti alternativi costringendo il comune di Perugia,  che aveva già optato per il Biodisel come carburante per spingere i propri mezzi pubblici nel centro città,  ad una rapida riconversione a metano o diesel  previa perdita della garanzia dei mezzi Fiat,  facendo ripiombare su Perugia  una crescita costante  di smog. pm 10. Scelta ancora una volta assurda quella di Fiat che nel sud America da anni produce un modello di auto,  la Palio che è spinta a biodiesel  ricavato da canna di zucchero.

Agip ed Eni dal canto loro pretesero un limite nella produzione del carburante,  utilizzare per la produzione solo olii ricavati da terreni posti a riposo (cioè pochissimi) e di non utilizzare oli di scarto esausti (che con questo mezzo sarebbero perfettamente riciclati invece di buttarli in chissà qual luogo e renderli altamente inquinanti) e per finire pretesero la tassazione delle accise sulla produzione. Insomma cose assurde chiaramente i governi schiavi delle multinazionali accettarono le condizioni garantendo morte sicura all’Estereco.

La Estereco nascondeva altri benefici rimasti solo sulla carta. «Volevamo attivare la filiera agro economica in Umbria»,  dichiara  Vincenti. «I contadini avrebbero prodotto la colza o il girasole,  si sarebbero uniti in consorzio con l’impresa di spremitura,  che avrebbe estratto l’olio per il carburante e farine vegetali per l’alimentazione animale».

Invece non si è attivato niente. L’azienda ha vissuto fin dall’inizio tempi difficili,  per tutti i vincoli che abbiamo descritto. I soci originari hanno dovuto passare la mano al gruppo svizzero Stc,  che alla fine non ha potuto far altro che chiuderla: oggi la Estereco è in concordato preventivo,  il passo estremo per evitare il fallimento. I soci originari ci hanno perso di tasca loro «alcuni miliardi» (di lire),  noi cittadini i 3 miliardi europei. Ma soprattutto si è persa un’opportunità che gli altri Paesi coinvolti nel progetto hanno saputo sfruttare. Il cugino francese di Estereco produce 300 mila tonnellate all’anno di biodiesel,  10 volte tanto la capacità iniziale. Il cugino tedesco viaggia su ritmi simili. La Germania è il primo produttore europeo di biodiesel (e sono ben 1.900 le stazioni di servizio che lo distribuiscono al pubblico),  la Francia è il secondo (e ha appena varato un piano per innalzare il contingente esentasse,  aumentando invece le imposte sui combustibili inquinanti). Poi ci sono i «fenomeni»,  come il Brasile,  primo produttore mondiale di bioetanolo,  additivo per la benzina che si può ricavare dalla fermentazione e distillazione di mais,  grano,  orzo,  barbabietola,  canna da zucchero,  patate,  frutta,  vinacce... In Brasile i combustibili vegetali sono già diffusissimi,  e in prima fila nella rivoluzione verde c’è proprio la nostra Fiat,  che con la Magneti Marelli ha creato il sistema «Flex»: permette alle auto (compresa la Punto brasiliana) di andare indifferentemente a benzina,  gpl e alcol di canna da zucchero. Mentre il governo venezuelano,  nonostante l’ampia disponibilità di petrolio,  ha appena lanciato un piano per la coltivazione intensiva della yuca (un tubero spesso presente nel piatto dei sudamericani) per estrarne etanolo.

E in Italia? I pochi produttori (sette - otto) importano olio di palma dall’Oriente (specialmente dalla Malesia),  ma così non attivano la famosa «filiera agroenergetica» in casa nostra.

Insomma un problema serio che si è scontrata con la seria volontà di non fallo decollare da parte di governi incapaci e posti sotto l’ombra spietata di multinazionali che hanno come fine il solo profitto. Credo che il progetto Estereco debba essere ripreso gli ingegneri premiati per il loro sacrificio economico e professionale e messi in grado di produrre biodiesel. La stessa regione Umbria e il suo presidente si dovrà interrogare su questo tema e appoggiarlo in vista anche della crisi sempre più imminente di petrolio ma ancor di più nel nostro territorio della crisi Agricola.  E non fare si che atti come quello avvenuto nel ottobre 2004 siano da esempio e cioè il sequestro  da parte dei militari del Nucleo operativo ecologico,  unitamente al personale della locale stazione dei Carabinieri e agli addetti dell'Arpa di Città di Castello,  del'impianto di produzione di biodiesel di Umbertide che fa capo alla società Estereco,  per violazione della normativa sulla tutela ambientale. La tutela ambientale parte da aziende come la Estereco non da quelle coma L’ AGIP o ENI...

 

 
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