La questione è scottante, motivi divergenti e interessi multipli hanno fatto si che si accendessero i riflettore sul Liceo Classico di Città di Castello. Il malato è noto da tempo, sono anni che si vocifera sul destino di questo istituto scolastico afflitto dal calo d’iscrizioni e anni che si tenta una soluzione per salvarlo.
L’ultima in ordine di tempo, per scongiurarne l’accorpamento è la creazione del polo Liceale. Dal vociferare dei palazzi più che polo, sembra che l’intenzione più urgente è quella di attivare uno scientifico. Il polo liceale infatti presumerebbe anche l’attivazione di un linguistico un musicale un artistico etc., ma per ora non se ne parla, mentre si parla costantemente di scientifico, senza considerare che in zona questo tipo di liceo è già ben rappresentato. Due istituti in meno di 50 Km, più il corso scientifico tecnologico all’ITIS tifernate. Mi domando se una “soluzione” del genere non rischia di essere una scelta a lungo termine infruttuosa. Rischiando di sprecare risorse per un doppione mentre le stesse potrebbero essere impiegate per potenziare le strutture già in essere. Inoltre il rischio è quello di fratturare i rapporti con le città limitrofi che andrebbero anzi tutelati. Insomma non conviene a nessuno fare la guerra tra vicini. Non sarebbe più saggio trovare delle soluzioni di vallata, mettendo da parte il campanilismo che troppo spesso ci caratterizza e pensare ad una strategia che riesca ad attrarre studenti provenienti da fuori, oltreché offrire una maggiore garanzia di preparazione ai nostri di studenti?
La moda dei licei scientifici è sicuramente in ascesa in questo periodo, ma per quanto? Non è più vero il detto che chi si diploma allo scientifico ha poi il lavoro assicurato, anzi facoltà d’ingegneria e similari sono strapieni di studenti provenienti da tutti gli istituti scolastici, e molti di questi provenienti anche dal classico, ma per quanti è garantito un impiego? Purtroppo le chance in tempo di crisi sono per tutti le stesse con la recessione poi la situazione si aggrava quindi sperare che uno scientifico possa risolvere i problemi dei giovani studenti è un discorso sterile. Vedere nel liceo scientifico la soluzione di tutti i mali significa in primis affossare completamente il Liceo Classico e soprattutto evitare di affrontare un problema più serio che è quello di un istituto che non è stato in grado di rinnovarsi e ciò con le autonomie ha portato ad un lento ed inesorabile declino. In seconda istanza poi altre città limitrofe potrebbero, come già paventato, attrezzarsi per pretendere l’apertura di altre scuole nei loro territori arrecando un grave danno ai nostri istituti scolastici. Se in passato si è deciso di dividersi i Licei come qualcuno mi ha ricordato, tra Umbertide e Castello è perché evidentemente era giusto così, la scelta poi è delegata agli studenti che devono essere liberi di scegliere. Il problema semmai è l’offerta formativa se il Classico non attira più come un tempo ritengo che andrebbe ripensata la struttura e i corsi che offre.
A mio avviso dovremmo anzi cercare di capire perché il Classico da stella è passato a stalla. Ritengo che non ci si è mai interrogati seriamente sul malessere che affligge la scuola della città tifernate. Anzi dovremmo fare un analisi seria per scoprire cosa non ha funzionato all’interno di questa struttura e farne tesoro affinché si possano scongiurare altre situazioni simili in istituti diversi.
Le soluzioni potrebbero essere queste: intanto un ripensamento nei programmi didattici approfondendo alcune discipline sottovalutate come appunto la matematica concreta, la logica con la quale si impronta la filosofia. Attivare nuovi indirizzi ad esempio giornalistico stipulando delle convenzioni con l’editoria locale (Città di Castello è uno dei maggiori centri di produzione di libri con importanti editori e questo potrebbe essere anche uno sbocco lavorativo qualora uno studente decidesse di fermarsi al diploma chi meglio di un diplomato al classico può fornire consulenza su testi, correggere bozze etc. sfatando anche il mito che con un “semplice” diploma classico non ci si fa nulla) Inoltre improntare alcuni corsi sulla valorizzazione del metodo di ricerca con una stretta collaborazione dell’archivio comunale, che porti alla pubblicazione di “vere” ricerche e non di semplici copia in colla che troppo spesso vediamo in talune pubblicazioni, questo farebbe si che gli studenti affrontino una metodologia che altrimenti fino alla tesi di laurea difficilmente possono apprendere. Inoltre il corso che prevede la storia dell’arte nella patria dello sposalizio della vergine e di Burri e che aspira a diventare il centro di ricerca per l’arte contemporanea non può non prescindere da una programmazione che aumenti le ore a questa disciplina e la realizzazione di proposte in ambito didattico e di studi, ricerche mostre e quant’altro in collaborazione con i vari musei della vallata. Questi sono solo alcuni spunti e anche superficiali, ma spero possa essere un modo per ripensare ad una soluzione troppo frettolosa per un problema ampio e duraturo.