Oggi leggendo il sole 24 ore nella pagina della cultura mi sono imbattuto per caso nell’articolo di Ermanno Olmi il quale titolo recitava: “Ci salveranno i contadini” e poi di seguito “è finita la baldanzosa euforia della ricchezza facile. Il nostro futuro sarà l’agricoltura” Queste affermazione mi hanno fatto riflettere sull’attuale situazione agricola in Alta Valle del Tevere.
Da troppo tempo il nostro territorio è sfruttato dalla cultura intensiva del Tabacco. Non si sa bene se i fondi europei per il mantenimento di questa produzione, finiranno nel 2009 o arriveranno al 2013 è comunque ininfluente, il tabacco è finito e anche se per più di 50 anni è stato la forma che ha garantito il benessere alla vallata è giunta l’ora di pensare a qualcosa di diverso. Mi rendo conto che centinaia di persone rischiano di perdere il posto di lavoro, ma continuare in una battaglia che ha più malefici che benefici è assurdo e denota l’infruttuosità di una politica cieca e a lungo perdente.
I molti benefici in termini economici che il tabacco ha garantito alla vallata non hanno mai tenuto conto dei mali che questa ha provocato, a partire da quelli sulla popolazione in termini di salute. È infatti innegabile che c’è una relazione tra il trattamento chimico che si usa per la coltura del Tabacco e le malattie, spesso mortali che colpisce la popolazione locale. Inoltre l’inquinamento delle falde acquifere, il loro prosciugamento in tempi di siccità e il graduale isterilimento del terreno sono problemi che rischiano di compromettere per sempre l’efficacia della produzione dei nostri terreni. Infine perseguire nella coltivazione del tabacco significa fomentare il tabagismo in fortissima ascesa nella popolazione di adolescenti, fonte principale di malattie tumorali rendendoci responsabili in prima persona ,del diffondersi di queste presso i “nostri figli.” Questi sono solo alcuni dei danni che il Tabacco ci lascia in eredità.
È innegabile che non c’è un’altra coltura al momento, che possa sostituire quella tabacchicola, e che una cessazione di questa metterebbe in crisi molte industrie locali inserite nella filiera produttiva del tabacco. Credo comunque, che sia venuto il momento di ripensare in modo concreto ad una riconversione della produzione (i finanziamenti a pioggia della della comunità europea hanno proprio questo scopo), forse è il caso di considerare seriamente l’ipotesi di guadagnare apparentemente, un pò meno, ma vivere meglio e garantire un rispetto all’ambiente e alla salute dei cittadini.
La crisi economica in atto ci spinge a riflettere sull’efficacia dell’attuale sistema economico che prevede una produzione sconsiderata di prodotti di qualsiasi genere con passaggi infiniti e una aumento sconsiderato dei costi, e non ultimo una grande quantità di scarti per ogni passaggio.In sostanza una moltitudine di sprechi, sia in termini di risorse, sia in termini economici.
Prevedere una nuova tipologia di produzione ecosostenibile con l’ambiente in cui si produce è la soluzione che molti agricoltori stanno adottando ormai da qualche anno in tutto il mondo. Per tanto anche per l’Alta Valle del Tevere una riconversione ad un economia agricola e zootecnia, non intensiva, ma biologica e sostenibile potrebbe essere una soluzione da non sottovalutare considerando anche la vendita per un mercato locale che si auto mantiene e auto finanzia. I vantaggi in termini concreti sono: riduzione degli sprechi e dei rifiuti, perchè diminuiscono i passaggi, riduzione di inquinanti per l’allevamento e per le colture ecosostenibili, aumento della fertilità dei terreni, annullamento dell’utilizzo della chimica, meno dipendenza dai prodotti stranieri, più rispetto per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Carlo Petrini presidente di Slow food dice: “è dimostrabile che un ‘agricoltura rispettosa dell’ambiente di piccola scala è assolutamente più produttiva e sostenibile di un agricoltura massiva di larga scala, nel senso che produce di più perchè consente anche in piccole realtà territoriali la rotazione delle coltivazione e consente un utilizzo dei terreni più intelligenti questa è la nuova forma della modernità, avere la cultura, la conoscenza e la saggezza, per tornare a ritmi che rispettino la stagionalità e la produzione locale” Petrini è stato inserito nella lista tra le 50 personalità in grado di salvare il mondo. Le scelte e la responsabilità per Petrini risiede anche nei consumatori che devono essere consapevoli di ciò che comprano perche sono loro che determinano il mercato i prodotti e le scelte del contadino. Per cui comprare prodotti locali fatti biologicamente, significa incentivare il lavoro locale, l’abbassamento dell’inquinamento quindi meno rifiuti da imballaggi che vanno a Belladanza, meno tir sulla E,45 aria e acqua più pulita.
La vera avanguardia del domani è sviluppare un agricoltura biologica locale che prevede un mercato locale e un rispetto per l’ambiente. Il discorso è talmente ampio che non basta un intervento per sviscerarlo, ma interrogarsi su queste questione e sulla riconversione del Tabacco ad una agricoltura diversificata ecosostenibile e biologica è un obbligo di noi cittadini. Io vorrei vivere in una città in cui ci siano più piste ciclabili, un limite alla cementificazione intensiva che si sta facendo a Città di Castello, in cui le periferie hanno inglobato le campagne in meno di 10 anni e non si apprestano a fermarsi, dove si costruiscono strade ovunque e si ventila la conversione della superstrada in autostrada con ulteriore traffico e cemento, al posto di incentivare il più possibile energie alternative impianti fotovoltaici, geotermici eolici, etc. Viviamo in una città dove i campi, la nostra risorsa primaria, vengono sostituiti da capannoni industriali vuoti e inutilizzati, in una città dove in consiglio comunale si discute dell’allargamento della discarica piuttosto che di rivedere e completare con il riciclo e il riutilizzo la filiera del rifiuto.
Io non voglio abitare in una città in cui si comprano macchinari nuovi per curare i tumori, e vengono presentati in pompa magna su tutti i giornali e telegiornali, io voglio una città in cui si limitino le cause dei tumori, che sono inquinamento dell’aria, dell’acqua, dei terreni. Io non voglio abitare in una città in cui per andare in centro si deve usare la macchina mentre gli autobus fanno il giro a vuoto della città. Dove non ci sono piste ciclabili, ne marciapiedi degni di tale nome. Basta!! è ora di mettere un limite a tutto ciò, è ora di riconsiderare l’agricoltura e tutta la politica produttiva in termini sani, è ora di mettere i bisogni dell’uomo e non del profitto al centro delle scelte della politica. Ma vorrei anche una città in cui i cittadini si “svegliassero” e anteponessero ai propri bisogni, quelli della comunità, vorrei dei cittadini consapevoli che le proprie scelte e abitudini, in qualsiasi campo, possono condizionare quelle degli altri. Vorrei dei cittadini che siano presenti ai consigli comunali della propria città e giudicare con spirito critico le scelte che gli amministratori si accingono a fare. Vorrei dei cittadini che siano propositivi e non solamente capaci di criticare e delegare a terzi scelte che riguardano in prima persona loro. Se non volete farlo per voi fatelo almeno per i vostri figli.